Curiosità Link Contatti English version Versione italiana

Roberto Bolognesi, Universidade de Amsterdam
e-mail: r.bolognesi@hum.uva.nl

I problemi da affrontare
  • L'approccio alla standardizzazione piu diffuso negli stati europei consiste nell'imposizione di un unico modello per la grafia e la pronuncia: uno stato possiedi gli strumenti persuasivi/coercitivi per mettere in pratica una simile imposizione.
  • La proposta della commissione e' in linea con la tradizione statalista, ma la R.A.S. non possiede dei relativi strumenti persuasivi/coercitivi.
  • Una lingua non statale puo solo essere proposta solo il consenso ne garantisce la sopravvivenza.
  • La lingua Sarda è suddivisa in centinaia di dialetti: normalmente chi conosce "il sardo" conosce solo uno di questi dialetti.
  • In Sardegna esistono due tradizioni ortografiche (due sub-standard) che corrispondono grosso modo ai due 'capi' dell'isola: questi due sub-standard sono conosciuti solo da un piccolo gruppo di intellettuali e letterati.
  • Come lingua veicolare, il sardo standard deve competere con l'Italiano, lingua che la totalita' dei sardi padroneggia in modo piu che soddisfacente.
  • La pronuncia del sardo standard proposto dalla commissione risulta piu o meno estraneo rispetto al dialetto della stragrande maggioranza dei parlanti sardi.
  • Chi volesse parlare il sardo secondo la pronuncia standard si ritroverebbe, in misura maggiore o minore, nella stessa situazione di disagio e timore di commettere errori in cui si trova chiunque non padroneggi una lingua a sufficienza. Disagio e timori aumentano con l'introduzione di un lessico standard.
  • Chiunque possa scegliere tra una lingua che gli offre sicurezza e una che lo rende insicuro,sceglie ovviamente per la prima: nella maggior parte della Sardegna lo standard proposto sarebbe condannato in partenza a favore dell'Italiano.
  • Il modello proposto dalla commissione è troppo rigido per una proposta iniziale: occorre una maggiore duttilita, sia per dare spazio alla variazione linguistica esistente al momento, sia per non compromettere futuri sviluppi in direzione di una 'koinè' estesa al parlato, basata su un effettivo uso generale del sardo.
  • Rispetto alla pronuncia la proposta della commissione è amstrongua: la pronuncia è lasciata "libera" ma il rapporto tra grafia standard e pronuncia è obbligatorio e corrisponde ad una pronuncia assolutamente minoritaria in Sardegna.
  • Per garantire un'effettiva liberta di pronuncia occorre che il rapporto tra grafia standard e le varie pronunce sia trasparente e naturale in ogni caso la grafia standard deve essere chiaramente collegata ad almeno due pronunce ufficiali, nel loro insieme familiari alla grande maggioranza dei sardi(le due sub-koinè: logudorese comune e campidanese comune)
  • Un modello di rappresentazione grafica del sardo non può essere modellato sul sistema dell'italiano (nel quale ad ogni grafema corrisponde un suono diverso): nel sardo ad un singolo fonema (e quindi grafema) corrispondono molti allofoni (pronunce possibili).
  • Neanche nella proposta della commissione il rapporto fra grafia e pronuncia standard è univoco: gli allofoni vengono sistematicamente evitati. I risultati della lenizione, le paragoge, le consonanti eufoniche, le cancellazioni, ecc., non vengono comunque rappresentati graficamente.
  • Il sistema ortografico unitario deve inserirsi nello spazio creato da questa situazione di grande variazione allofonica, senza forzature rispetto alle due diverse tradizioni grafiche esistenti e facendo uso di regole di pronuncia già esistenti nelle varietà del sardo, regole già conosciute (tacitamente) dai parlanti, le quali vanno solo esplicitate.
  • Diversi punti della proposta fatta dalla commissione sono incoerenti rispetto agli obiettivi dichiarati (a) di conciliare le varietà centro-orientali con quelle meridionali; (b) di privilegiare le forme "più vicine alle origini storico-evolutive della lingua sarda".
  • Diverse delle soluzioni concrete adottate dalla commissione non obbediscono ai criteri (a, b) enunciati qui sopra, privilegiando arbitrariamente la variante logudorese; nella sua forma attuale, la proposta della commissione, risulta ingiustificatamente penalizzante nei confronti della maggioranza dei parlanti del sardo, perché gli estensori della proposta non si sono dotati di criteri neutri che permettano di suddividere equamente vantaggi e svantaggi dell'unificazione fra le varietà del sardo; la scelta di premiare le varietà considerate più conservatrici è pretestuosa, perché di queste varietà si propongono anche le innovazioni, trascurando le forme in cui sono le varietà campidanesi a essere più conservatrici.
  • La scelta di premiare le varietà minoritarie, perché considerate più conservatrici, è basata su una approccio superato alla linguistica, oltre a tradire un inaccettabile atteggiamento antidemocratico: la lingua sarda è patrimonio di tutti i sardi.